La nostra Umbria

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    LA VISTA: IL “VERDE” DELL’UMBRIA.
    Visitando l’Umbria nel 1872, Henry James annotava sul suo taccuino un consiglio rivolto ad un ipotetico lettore: “ La sua prima cura sarà di non avere fretta, di camminare dappertutto molto lentamente e senza mèta e osservare tutto quel che i suoi occhi incontreranno […]”. In qualsiasi direzione si guardi, il verde è davvero ovunque!
    quartiere medievale
    IL TATTO: I MATERIALI DELL’ARTE.
    Viaggiare per l’Umbria senza mai sporcarsi le mani, sarebbe un gran peccato, così come limitarsi semplicemente a guardare i “marmi” delle cattedrali, o il tufo delle città etrusche, che non sarà mai lo stesso d’estate e d’inverno o nelle diverse ore del giorno, quando il sole lo intiepidisce o quando l’umidità lo rende viscido e friabile…Toccare con mano le variabilità è il modo per accorgersi che un monumento, come una città, è un organismo vivo…
    tramonto sul lago
    L’UDITO: ASCOLTARE IL SILENZIO.
    Capita anche in città per non dire in centro minori o in campagna, di svegliarsi al mattino, soprattutto in primavera, perché gli uccelli cantano forte!
    Quella che sto per consigliare è una sorta di ginnastica mentale che può produrre emozioni impreviste, riportando a galla sensazioni perdute.
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    L’OLFATTO: I PROFUMI DELLE STAGIONI E DELLA TERRA.
    L’Umbria è una terra di lavoro e cura. Gli odori e le fragranze che si diffondono nell’aria raccontano l’attività, il lavoro e un genuino amore per l’aria pulita, per la vita e il lavoro. I deliziosi aromi e profumi di pane, di terra e di vino vengono trasportati nell’aria dal vento – molto presente in questa regione, per i molti rilievi che la compongono – che pulisce l’aria, rendendola viva (non a caso nell’Ottocento, l’aria di molte zone dell’Umbria veniva consigliata per la cura dei tisici).
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    tartufo3
    IL GUSTO: IL SAPORE DELLA CUCINA REGIONALE, DELLE FESTE E DELLE SAGRE.
    La cucina umbra contende alla Toscana il primato di sapori netti, per fortuna ancora non inquinati da sofisticherie che non appartengono alla sua tradizione. Ad esempio, il saporito e lo sciapo si fronteggiano tuttora nettamente nel pane di consumo popolare e negli insaccati, rimasti ben dotati di sale. I sapori di larga misura prevalenti sono quelli dei prodotti locali: ortaggi e legumi, olio e formaggi, carne e salumi, vino, tartufi.
    C’è cibo tradizionale attorno a tutte le grandi manifestazioni folcloristiche. Ma ancor più sono costruite attorno al cibo le decine e decine di incontri conviviali in cui ciascuna comunità celebra il proprio cibo, il prodotto attorno al quale storicamente si sono si sono strutturate una produzione agroalimentare, una tradizione culinaria, un’identità.